Matteo Renzi incassa un secco NO da parte dei sindacati sull’ipotesi di inserire il TFR (Trattamento di fine rapporto) direttamente in busta paga, la CGIL, la CISL e la UIL hanno subito bloccato la proposta con il Premier della UIL Angeletti che ha dichiarato che l’unica strada per rilanciare i consumi è soltanto quella di tagliare le tasse relative al mondo del lavoro e mettere il TFR in busta paga non serve assolutamente a nulla.
Ad accompagnare i sindacati c’è anche il mondo dell’artigianato, il segretario della CGIA, Giuseppe Bartolussi ha espresso la sua contrarietà alla proposta dicendo che soltanto pochi imprenditori sarebbero in grado di farsi carico di un costo aggiuntivo che oscilla fra i 3.000 e i 30.000 euro data anche la poca solvibilità in cui riversano la maggior parte di loro.
Questo risulterebbe difficile anche da parte delle banche che non sarebbero disponibili ad elargire prestiti a soggetti a rischio insolvenza.
Il CNA come dicevamo è d’accordo con i sindacati, per loro la proposta è improponibile alle aziende in questo periodo di forte carenza di credito, lo ha dichiarato direttamente il presidente Daniele Vaccarino.
Al contrario il Ministro per lo sviluppo Economico, Federica Guidi è favorevole alla cosa in quanto tutte quelle azioni che fanno restare i soldi in tasca agli italiani sono ben accette precisando però che bisognerà dosare gli strumenti atti a rilanciare i consumi e tenere conto anche delle necessità sotto il punto di vista liquidità delle imprese.

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